Saturday, 1 June 2013

Gossip sul mondo pallonaro vol.3

  • Durante l'infortunio di Iaquinta al menisco i medici juventini avevano riscontrato nel sangue anche tracce di cocaina ed è per questo che l'hanno tenuto misteriosamente fuori per molto tempo, per far sí che si riabilitasse e che non ci fossero rischi con l'antidoping.
  • Vincenzo Iaquinta tira una bestemmia ogni mezza azione che compie in campo e puntualmente viene inquadrato
  • Thiago Motta fu ceduto dal Barcellona all'Atletico di Madrid perche' trovato dai medici del club catalano positivo alla cocaina. Il Barcellona e' famoso nel liberarsi da giocatori cocainomani senza rischiare di perdere il loro iniziale investimento come Maradona ceduto al Napoli, il fenomeno Ronaldo ceduto all'Inter e Ronaldinho ceduto al Milan.
  • Nel calcio e' pieno di bisex, ci sono piu' attivi che passivi. In Italia nessun calciatore ammettera' mai di essere gay, ci sono troppi condizionamenti sociali. a molti di loro piace fare sesso in gruppo con compagni di altre squadre, alcuni sono nazionali. Fanno sesso per il puro piacere di farlo e non c'e' seguito tutto a una sera.
  • A Parma nella stagione 2000-2001 lo staff medico faceva una flebo prima delle partite ai suoi calciatori. I medici dicevano che era un composto di vitamine, ma prima di entrare in campo Almeyda, dichiara nella sua biografia, era capace di saltare fino al soffitto
  • Per tutta la carriera Almeyda ha fumato dieci sigarette al giorno. Anche l’alcol è stato un problema. Bruciava tutto negli allenamenti, ma viveva al limite. Una volta in Argentina aveva bevuto cinque litri di vino e fini in una specie di coma etilico. Per smaltire, corse per cinque chilometri, finché vide il sole che girava. Un dottore gli fece 5 ore di flebo. Sarebbe stato uno scandalo, all’epoca giocava nell’Inter. Quando si sveglio’ e vide tutta la sua famiglia intorno al letto, penso’ che fosse il suo funerale
  • Alla Lazio Almeyda era tra i più bassi, quindi allesti una palestra a casa per rinforzarsi, tirava anche di boxe. 
  • Almeyda si fece tatuare l’indio sul braccio: la sua bisnonna lo era. Andava all’allenamento con i jeans a pezzi, a volte senza maglietta, con una striscia a legare i capelli lunghissimi: pensava che fosse proprio un indio. Una giorno si era vestito come un gaucho
  • Una volta al Parma ha lasciato lo stadio nel baule della macchina dei miei suoceri. C’erano una ventina di ultrà che lo aspettavano per un gestaccio che aveva fatto. In realtà era stato solo uno sguardo di sfida, dopo che li avevano urlato qualcosa. Aveva fatto amicizia con un gruppo di rugbisti argentini, che per la gara successiva lo accompagnarono al Tardini. Un ultrà grande e grosso lo fermo’ con la pancia: "Devi chiedere scusa ai tifosi". "Non chiederò scusa per qualcosa che non ho fatto",  rispose sapendo che i suoi amici erano pronti a intervenire.
  • Almeyda dopo che aveva litigato con Stefano Tanzi, venne fermato dalla polizia e gli sequestro’ la macchina. Giorni dopo, la macchina nuova era sparita dal garage. A Milosevic, lui pure in conflitto con la società e con un contratto alto come il suo, capitava lo stesso. Un giorno sua moglie torno’ a casa e senti’ delle voci all’interno. Chiamo’ la polizia. A casa non mancava niente. Ma c’era una manata sulla parete, fatta con olio di macchina. Un messaggio mafioso. Sua moglie ebbe un parto prematuro. Dopo il Mondiale ’02 non torno’ piu’ a Parma.
  • Daniele Adani è l’anima gemella di Almeyda. Si conobbero quando l’indio iniziava a stancarsi dal sistema. Lo considera il fratello che gli ha dato la vita. si dice che fossero amanti
  • Sul finire del campionato 2000-01, alcuni compagni del Parma avevano detto che i giocatori della Roma volevano vincere la partita senza inutili sforzi, che siccome i gialloblu non giocavano per nessun obiettivo era giusto far vincere i giallorossi. L'indio disse di no, Sensini, lo stesso. La maggioranza rispose così. Ma in campo alcuni non correvano come sempre. Allora Almeyda chiese la sostituzione e se ne ando' negli spogliatoi. Soldi? Non si sa. Loro lo definivano un favore
  • Nel 2006 Georgatos lanciò un’accusa pesante al club nerazzurro: giravano strane sostanze nello spogliatoio dell’Inter. Aveva visto giocatori prendere pillole e fare iniezioni, c’erano gruppi di persone che rifornivano i giocatori. 
  • Almeyda ha affermato nella sua biografia che Davids era l’avversario che gli piaceva di più. Si scontravano sempre. Una guerra. Una volta in un’intervista espose il suo modo di pensare. Prima della gara successiva Davids gli venne incontro. Penso’ che era arrivato il momento di fare a pugni, invece lui gli strinse la mano e gli disse: "Bravo, la penso esattamente come te".
  • La depressione di Almeyda inizio’ a Milano. Due infortuni, troppo tempo senza giocare. Pensava e pensava. Un giorno non sentiva più la mano, poi aveva perso la sensibilità nella metà del corpo. All’Inter c’era una psicologa. Gli diagnosticò attacchi di panico e prescritto una cura, ma non le aveva dato retta. aveva capito che doveva fare qualcosa quando sua figlia lo aveva disegnato come un leone triste e stanco. Da allora tutti i giorni prende antidepressivi e ansiolitici. Le chiama le pillole della bontà, lo fanno essere più buono
  • Buffon soffri' di depressione e ne e' uscito da numero uno anceh se a volte ha delle piccole ricadute  
  • Emmanuel Petit dal 1997 al 2000 passo’ all’Arsenal. Tre anni non solo di calcio, ma caratterizzati da eccessi di ogni tipo, fra cocaina e sesso con ragazze compiacenti
  • Petit avrebbe scoperto il lato marcio della vita notturna, fatto di party privati e club per scambisti, subito dopo la conquista del titolo mondiale con la Francia nel 1998  e a quella europea del 2000. Nel primo caso, racconta di una serata di fine anno su uno yacht di un ricco arabo pieno di prostitute portate per i giocatori, di top model e cocaina per tutti in cui le ragazze venivano umiliate in ogni modo possibile. Dopo la finale vinta ai supplementari contro l'Italia a Rotterdam, invece, racconta di una sfida all'ultima goccia di alcool tra Fabien Barthez e i due fratelli canadesi dell'allora compagna del portiere, Linda Evangelista. Fabien cadde in coma etilico in una delle toilette dell'hotel. Chiamarono il dottor Ferret che gli fece un'iniezione di sali minerali
  • Emmanuel spesso andava in lussuosissimi appartamenti di cui non conosceva i proprietari ma loro riconoscevano lui e gli facevano trovare di tutto.
  • Un andazzo che il centrocampista si è portato anche Oltremanica, durante il ritiro con l’Arsenal al Sopwell House Hotel di St.Albans, nell’Hertshire c’era una ragazza molto carina che veniva tutti i giorni agli allenamenti e una volta fece sesso con lei nella sala biliardo. La mattina dopo, il direttore dell’albergo e l’intero staff lo accolsero con un applauso, spiegandogli che la stanza aveva delle telecamere e che avevano visto tutta la mia performance, ma rassicurandogli anche che, essendo tifosi dei Gunners, non avrebbero fatto alcun uso di quelle immagini.
  • "Zidane? Io e lui – ha detto Emmanuel tornando sulle frequentazioni comuni con indosso la maglia della nazionale transalpina -, non abbiamo niente da dirci. Non si può pretendere di aiutare quelli che hanno bisogno servendo la causa dei grandi che fanno utili record senza redistribuirli"
  • Ancora su Zidane: «Lui ha un'aura mediatica di intoccabile» e «il migliore esempio è la sua espulsione nella finale della coppa del Mondo 2006. Per me tutti e due erano colpevoli. Il provocatore (ovviamente si parla di Materazzi) e quello che reagisce. Quando ho sentito il presidente della Repubblica dire a Zidane: “La Francia la perdona”, non ho saputo più che pensare.
  • Jean-Pierre Paclet, medico della nazionale francese per 15 anni, ha aspettato 12 anni per confessare che Zinedine Zidane e Didier Deschamps, protagonista e capitano della Francia vittoriosa al Mondiale giocato in patria, avevano un alto tasso di ematocrito nel sangue. Dopati insomma. Più che un' accusa, una testimonianza perché le analisi del sangue rivelarono anomalie su diversi giocatori francesi prima della Coppa del Mondo 1998, in particolare quelli che giocavano nel campionato italiano
  • Zlatan fece un provino per il Verona venendo scartato e fu contattato dall’Arsenal di Wenger che voleva vederlo con i suoi occhi. Aveva 16 anni e gli chiese di sostenere un allenamento con la prima squadra, ma Zlatan si rifiutò, dicendo che lui non faceva provini.
  • Dopo una serie di incomprensioni, lo sfogo e l'aggressione verbale di Ibra nei confronti di Guardiola arrivo’ negli spogliatoi del Madrigal, dopo un Villarreal-Barcellona, gara arrivata poco dopo l'eliminazione in Champions League subita contro l'Inter di Mourinho. Lasciato in panchina per l'ennesima volta, Ibrahimovic è esploso gridando di tutto a Guardiola, 'non hai le palle' 'ti caghi addosso davanti a Mourinho, puoi andartene all'inferno'. Era completamente folle, aveva perso il controllo
  • Ibrahimovic esplose quando Messi chiese e ottenne un cambio di ruolo, ovvero di giocare come "falso centravanti", rendendo ancora più complicato il suo inserimento tattico. Ibrahimovic descrive lo spogliatoio del Barcellona, sottolineandone il silenzio che regnava sovrano e descrive Messi, Xavi e Iniesta come studenti pronti sempre a obbedire e incapaci di protestare. Lui, tutto l'opposto dei tre, capì che con Guardiola sarebbe stata dura
  • Quando il tecnico gli disse che era vietato l'utilizzo di Ferrari e Porsche per recarsi all'allenamento, che bisognava usare le vetture che uno sponsor metteva a disposizione. Ibra brontolo’ dicendo a Pep che lui si sentiva una Ferrari e che il tecnico lo guidava come un'utilitaria
  • Ibrahimovic era arrivato al massimo della sopportazione con il suo ex allenatore Guardiola ed aveva  pensato a smettere e aveva anche chiesto consigli ai suoi vecchi amici del quartiere Rosengard di Malmoe, qualcuno si era proposto per andare in Spagna per spaccare le gambe al mister spagnolo
  • Ibrahimovic chiama in causa il suo procuratore, Mino Raiola, quando spiega il passaggio al Milan. Dopo l'acquisto di Villa da parte del Barcellona, era chiaro che avrebbe dovuto fare qualcosa per forzare la sua cessione e avevano deciso di dire che erano già d'accordo con il Real, così avevano ottenuto di andare al Milan. Il Barca temeva di vedere Ibra trionfare nel Real di Mourinho.
  • Per lo svedese la differenza tra lo "Special One" e Pep è sostanziale: "quando Mourinho entra in una stanza arriva la luce, con Guardiola si chiudono le persiane".
  • Ibrahimovic “Lo Zingaro” fu un bimbo maltrattato dalla famiglia, scisso in un'identità meticcia non solo per questioni di provenienza geografica (il padre Sefik, bosniaco, muratore, la madre Jurka, croata, donna delle pulizie), alle prese con una sorella tossica e un papà alcolista, cresciuto in un sobborgo svedese con gli assistenti sociali alle calcagna, e senza amore.
  • Ibra da ragazzino era balbuziente, magrissimo, basso e col naso enorme, bisognoso del logopedista per imparare a dire la esse. Ecco, nella ferita del non amato Ibra è impressa la matrice di tutto il resto: irriverente, non sopporta la disciplina, le lezioni morali, le regole, ovviamente non giustifica i furti di biciclette o le bravate ai 250 all'ora, le risse con i compagni e lo spaventoso egocentrismo non solo calcistico, ma qualcosa spiega. Non serve una laurea in psicologia per capire che  avrebbe cominciato a prendere a cazzotti la vita per essere qualcuno, per sentirsi qualcosa
  • Il parere di Zlatan su: Capello è glaciale, ma solo con lui si comincia a crescere. Guardiola è perbene, ma falso. Mourinho è un divo, ma pieno di passione, segue tutto dei suoi ragazzi, sa farsi amare perché ama. E Maxwell è un vero amico. E Beenhakker un pallone gonfiato. E Ronaldo il mito assoluto. E Van Basten un modello. E Mancini un fighetto di sostanza. E quella Juve, la più grande squadra del mondo, piena di uomini d'acciaio, altro che Calciopoli. Il "ciccione idiota, quel meraviglioso ciccione idiota" di Mino Raiola, il procuratore con l'aria di uno scappato da casa. Quello che va a trattare affari milionari in t-shirt e Nike sfondate, quello che teneva i conti in pizzeria, quello partito da Nocera Inferiore, periferia estrema, un po' come il sobborgo svedese di Rosengard, cioè il ghetto di Ibra, le sue radici: i due si sono piaciuti anche per questo, per una sporca faccenda d'identità condivisa. Poi, certo, Mino tira a fregare tutti e governa senza scrupoli le strategie di Ibra, complice e non solo procuratore. L'altro personaggio importante è Helena, la moglie manager, undici anni in più di Ibra e parecchio sale in zucca. Prima di innamorarsi e sposarlo lo ha accudito, lo ha protetto: i bambini non amati ne hanno bisogno. Ed è così, tra una coccola e un gol di tacco, che lentamente le ferite si rimarginano (scomparire, mai), insieme ai ricordi brutti con i quali scendere a patti: un padre non più perduto e lontano, due figli piccoli dentro una nuova vita, il segno remoto della meningite, l'immagine di un frigorifero sempre vuoto e vagonate di pasta con il ketchup, un paio di scarpette da calcio prese al supermarket. Questo è Ibra, questa la sua antipatica fragilità. Ma dal dolore è germogliata anche tanta bellezza.
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