Thursday, 1 September 2011

Ezio Vendrame: il poeta del pallone

Il George Best italiano, capelli lunghi, irrequieto ed anticonformista, cresciuto in una profonda solitudine in orfanotrofio, avrà un'infanzia difficile che lo segnerà per tutta la vita. Come calciatore, si distinse presto nei ruoli di ala o mezzala, e grazie alla sue abilità tecniche con il pallone iniziò la sua carriera da professionista con l'Udinese. Passò successivamente alla Spal, poi alla Torres e nel 1969 al Siena.
Nell'estate 1971 esordì in serie A con il Lanerossi Vicenza, proveniente dal Rovereto: diventerà presto un idolo, accattivandosi le simpatie dei tifosi biancorossi, sebbene non abbia mai sfondato nel mondo del calcio che conta. In campo mostra a sprazzi le sue grandissime doti tecniche, alternando poche prestazioni di alta classe a molte altre incolori.

Vendrame ha più volte sostenuto di giocare a calcio solo per soldi e che il resto gli interessava poco. Peccato che quando firmo’ per il Napoli accetto’ una cifra irrisoria a confronto di molti giovani calciatori debuttanti nella massima serie che prendevano il doppio di lui. Non giocava nemmeno per i soldi ma per colmare un vuoto chiamato solitudine.
Dopo tre anni a Vicenza passa al Napoli, prima voluto fortemente e poi osteggiato dall'allenatore azzurro Luis Vinicio. La sua carriera, quindi, prosegue nelle serie inferiori, tre anni nel Padova e nell'Audace San Michele in serie C e poi tra i dilettanti nel Pordenone e nello Juniors Casarsa.

Vendrame rappresenta uno dei più grandi talenti inespressi che il calcio italiano abbia prodotto negli anni settanta.
Leggendarie sono le sue stravaganze, dalle grandi bevute prima delle sue migliori prestazioni, alla gallina portata a passeggio con il guinzaglio.
Fra i molti episodi curiosi di cui si è reso protagonista, fu quando trovandosi a centrocampo, in contropiede, nella posizione più avanzata, senza compagni davanti da servire, salì con entrambi i piedi sulla palla portandosi le mani alla fronte per scrutare ironicamente l'orizzonte.
Un'altro episodio risale a qualche tempo dopo, quando giocava in serie C con la maglia del Padova: in una partita, a dir suo combinata e destinata al pareggio, per dare una scossa ai presenti dribblò la sua intera squadra da un lato all'altro del campo senza che nessuno potesse fermarlo, fino a fintare il tiro davanti al proprio portiere, che si tuffò inutilmente su di lui cercando di levargli il pallone, per poi fermarsi in prossimità della linea di porta e ritornare indietro ("così l'emozione era salva" racconterà poi Vendrame nel suo libro autobiografia "Se mi mandi in tribuna godo"): in quell'occasione un tifoso sugli spalti morì d'infarto e quando questo gli fu riferito, Vendrame rispose come fosse possibile che un debole di cuore lo andasse a vedere giocare.
Altrettanto divertente, sempre con la casacca bianco-scudata, l'episodio del suo cedimento, poi rientrato, dinanzi alle proposte di giocare male la partita contro l'Udinese (sua ex squadra) che stava lottando per la promozione dalla C alla B: in quell'annata il Padova, che navigava in cattive acque finanziarie, pagava ai suoi giocatori i premi partita "minimi" stabiliti dalla FIGC: 22.000 lire a punto. L'emissario della squadra friulana gli offrì 7.000.000 di lire per una prestazione scadente. Vendrame inizialmente accettò ("avevo giocato male molte altre volte...e gratis"), ma una volta entrato in campo, sentendo che il pubblico friulano fischiò sonoramente il suo nome pronunciato dagli altoparlanti ad inizio partita, cambiò idea e decise che doveva".. punire quel pubblico di ingrati...affanculo i sette milioni, viva le 44.000 lire" dirà anni dopo. Il Padova vinse 3-2 con una sua doppietta e memorabile fu il secondo gol, segnato direttamente da calcio d'angolo: prima di tirare fece il gesto di soffiarsi il naso sulla bandierina del corner e di dichiarare - a gesti - polemico ai tifosi avversari che da lì avrebbe realizzato direttamente, cosa che puntualmente accadde.

Ritiratosi a vita privata nella campagna friulana, nella Casarsa di Pasolini, dedicandosi alla sua passione principale la scrittura ha pubblicato diversi libri negli ultimi anni. Racconti di vita di Ezio Vendrame dentro e fuori dal campo. Dei racconti del "cazzo". Perché Ezio, come lui stesso ci tiene a sottolineare, è stato un giocatore del "cazzo". Non perché non sapeva giocare al pallone ma perché era un assatanato: fornicava come un matto.

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