Friday, 1 June 2012

Coppa del Mondo 1942: il Mondiale dimenticato

Un viaggio avventuroso nella remota Patagonia, un documentario dalle grandi emozioni diventato un piccolo gioiello per gli amanti del Dio Pallone, che parla dei Mondiali del 1942 che sfortunatamente non figurano in nessun almanacco calcistico. Una commistione tra leggenda e realtà. Un mosaico che unisce piu’ elementi: dal calcio giocato e raccontato che ha esaltato i nostri ricordi calcistici d’infanzia, con tutte le mitologie e gli stereotipi di questo sport, usato come scenario principale in un contesto storico-realistico come quello della Seconda Guerra Mondiale,  all'emigrazione europea in Patagonia.

Locandina Il Mundial Dimenticato - La vera incredibile storia dei Mondiali di Patagonia

Il film ricostruisce le fantomatiche vicende dei Mondiali di Calcio di Patagonia del 1942, mai riconosciuti dalla FIFA e rimasti per decenni avvolti nel mistero senza che se ne conoscesse il vincitore. Una macchina da presa modello anni '40 ha conservato per quasi sessant'anni un documento di inestimabile valore storico: le riprese della finale del Campionato del Mondo giocato in Patagonia nel 1942, a migliaia di chilometri di distanza da un'Europa impegnata a fronteggiare le minaccie di Hitler e degli altri leader totalitaristi dell’epoca. Una tappa nella storia del pallone diventata una leggenda anche a causa dell’alluvione che si abbatté sulla Patagonia il giorno della finale (il 19 dicembre del '42), provocando il crollo dello stadio i cui resti sono ancora oggi sommersi dall'acqua.

Più che un semplice documentario sportivo, il film di Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni, già autori di Rimet - L'incredibile storia della Coppa del Mondo (2010), è un racconto corale condotto nello stile di un documentario classico, un viaggio entusiasmante nel cuore della remota Patagonia di ieri e di oggi che svela un sentimento agonistico genuino e patriottico ormai scomparso nel mondo del calcio globalizzato e mercificato di oggi.                                                                                                            Partendo da quella suggestione e trattandola come materia storica, il film dei due registi ricostruisce alcune pagine mancanti delle cronache pallonare, prendendo la finzione e dandole forma di realtà.
Per far questo ottiene la complicità di grandi nomi del calcio, come Roberto Baggio, Gary Lineker, Jorge Valdano e il presidente onorario della Fifa Joao Havelange, di storici come Pierre Lanfranchi e Osvaldo Bayer, di giornalisti sportivi come Darwin Pastorin o l'argentino Sergio Levinsky, nel ruolo d’investigatore alla ricerca della verita’ del mondiale scomparso.

Il campionato fu organizzato grazie all'appassionato impegno del Conte Vladimir Otz, di origini balcaniche, stravagante e visionario mecenate illuminista, animato dallo spirito di Voltaire e dall’ostinazione di Don Chisciotte. Emigrato in Argentina negli anni '30, amante del calcio e accanito collezionista, Ministro del IV Re di Patagonia in esilio a Parigi e sedicente amico personale del fondatore della Fifa Jules Rimet, decise di organizzare a tutti i costi quei Mondiali di calcio che la guerra in corso fece saltare per due edizioni. 

La storia si apre con il ritrovamento di uno scheletro umano con la macchina da presa negli scavi paleontologici di Villa El Chocon, nella Patagonia Argentina. Le indagini svelano che i resti umani appartengono a Guillermo Sandrini, cineoperatore argentino di provincia di origini italiane, ex fotografo di matrimoni ed inventore perditempo, ingaggiato per filmare i Mondiali in modo memorabile e rivoluzionario sulle orme delle sperimentazioni formali e tecnologiche di Leni Riefenstha, regista del regime nazista che con il suo film sui Giochi Olimpici di Berlino del '36 aveva già rivoluzionato il modo di ritrarre la plasticità del gesto sportivo (si dice avesse rifiutato l'incarico). La bobina contenuta nella macchina da presa di Sandrini promette di svelare la verità sul risultato della finale del Mundial dimenticato.

Il più esperto ricercatore sul tema, il giornalista argentino Sergio Levinsky fa appunto da guida in un'inchiesta che attraversa l'America Latina e l'Europa, fino agli archivi di Cinecittà Luce di Roma, dove sono stati trovati alcune delle sequenze più significative della delicata ricostruzione. Le suggestioni di immagini d'archivio inedite e spettacolari e di una ricca documentazione (fotografie, giornali locali, lettere, diari privati) si alternano a numerose interviste a pochi appassionati testimoni diretti e a personalità della cultura e del calcio.

Mentre il mondo era falcidiato dai conflitti bellici della Seconda Guerra Mondiale, dodici squadre rappresentative di altrettanti Paesi che nel leggendario campionato del 1942, alle squadre ufficiali dei Paesi in competizione si sostituirono altrettante formazioni composte da pochi giocatori professionisti mescolati a migranti di mezzo mondo. Operai, minatori, ingegneri, militari, pescatori, ginnasti, esiliati, rivoluzionari in fuga, soldati nazisti e indios mapuches. Molti di loro giunti in America del Sud per costruire un'importante diga in mezzo al deserto. Come racconta Antonio Battilocchi, a sua volta immigrato e giocatore della "Nazionale" azzurra del 1942, al fianco di due soli professionisti ingaggiati con una colletta dalla comunità italiana: Puricelli e Bernini. Le nazioni parteciparono con sentimento sportivo difeso con orgoglio patriottico si sfidarono per conquistare la Coppa Rimet, riapparsa in quella competizione.

Chi vinse il misterioso Mundial? Perchè da allora non se n'è più parlato?
Il Mundial dimenticato e' un viaggio indietro nel tempo, pieno di fascino e curiosita'. Sport, amore e guerra, cinema ed invenzione, natura e scienza fanno del Il mundial dimenticato un documentario memorabile al confine con il surreale e la leggenda. 
L'anima del calcio romantico si beffa del pallone ufficiale asservito alla propaganda dei regimi totalitari dei primi novecento e consuma la sua vendetta sul mondo calcistico mercificato degli anni duemila.


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