Thursday, 1 May 2014

El Salvador-Honduras: 100 ore di guerra pallonara

Per le qualificazioni mondiali del 1970 in Mexico si incontrano due paesi confinanti dell'America centrale con un'accesa rivalità calcistica: El Salvador da una parte, nazione più piccola con una popolazione doppiamente numerosa e con almeno 350 mila salvadoregni emigrati illegalmente in Honduras, cercando terra e opportunità di lavoro, e l'Honduras dall'altra.

Nei primi anni sessanta il governo honduregno trovandosi in crisi iniziò ad incolpare gli immigrati salvadoregni del deterioramento economico, politico del paese e nella ridistribuzione della terra.

Con la tensione che cresceva tra i due paesi, le due squadre nazionali, dopo aver vinto i loro rispettivi gironi, erano state sorteggiate per le semifinali nella fase delle qualificazioni mondiali.

La prima partita di andata si giocò all'inizio di giugno 1969 a Tegucigalpa, la capitale dell'Honduras. I Salvadoregni furono vittime di una vera e propria guerra psicologica. I fan locali si riunivano al di fuori dell'hotel della squadra a tirar sassi, suonare i clacson delle auto, cantando, fischiando e gridando tutta la notte. Funzionò, l'Honduras vinse 1-0 con un goal di Roberto Cardona all'ultimo minuto. 

Fu uno shock troppo forte, tanto che la diciottenne Amelia Bolanos prese la pistola del padre e si sparò al cuore. Il suo funerale fu trasmesso dalle televisioni nazionali salvadoregne con il presidente ed i suoi ministri che seguirono la processione insieme alla nazionale che tornò dall'Honduras quella mattina.

La settimana dopo, in El Salvador,  la nazionale honduregna ebbe una notte ancor peggiore. In questa occasione la popolazione locale sfondò le finestre dell'hotel lanciando uova marce e ratti morti. L'Honduras fu scortata allo stadio con macchine blindate, proteggendola lungo il tragitto per lo stadio dalla folla rabbiosa che impugnava la foto della Bolanos. Tre persone morirono negli scontri prima della partita. I militari armati circondarono lo stadio è si disposero anche a bordo campo per garantire una sicurezza. Fu anche bruciata la bandiera dell'Honduras di fronte al pubblico inferocito che vide la nazionale di casa vincere 3-0. 

I giocatori honduregni grazie alla sconfitta scamparono da un possibile, quanto reale, attacco dal pubblico. Sfortunati furono invece i propri supporter che furono linciati dai salvadoregni rabbiosi.
 Dozzine finirono in ospedale. Due fan persero la vita. Dopo questo fatto i confini tra i due paesi vennero chiusi. 

Concludendo i due match con una vittoria a testa di dovette giocare un terzo match in campo neutro. In quell'epoca non si teneva conto dei goal di scarto. La terza partita si giocò il 26 giugno 1969 a Città del Mexico . El Salvador vinse 3-2 dopo i tempi supplementari e qualificandosi per le fasi finali del mondiale messicano.


Diciotto giorni dopo, con la tensione ancora alta dopo gli scontri nel campo, le truppe militari del El Salvador invasero l'Honduras mentre un aereo passeggeri salvadoregno riempito di bombe colpiva target honduregni.
Ironicamente gli honduregni risposero con i propri aeri bombardando nel proprio territorio gli immigrati salvadoregni che vivevano nello stadio nel proprio paese. 
La guerra durò 100 ore e 2 mila persone furono uccise e lasciò un centinaio di migliaia di persone senza dimora.

Tornando al calcio giocato, il mondiale del 1970 si concluse per El Salvador in modo inglorioso perdendo tutte e tre le partite e non riuscendo a segnare nemmeno la rete per la bandiera in memoria delle vittime della guerra e di Amelia Bolanos, romantica tifosa, amante del pallone.

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